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Un gennaio da rivoluzione. Gli ultimi anni? Da Zaniolo a Belotti, da Salah a Kokorin. Tra colpi e illusioni

Prestiti, spese (quasi) folli e cessioni pesanti (Vlahovic e Cuadrado). Da Muriel a Benalouane, storia di colpi e occasioni perse

Pochi giorni e partirà una mezza rivoluzione. Il mercato di gennaio, del resto, è l'ultima (unica?) speranza di poter cambiare la rotta di una stagione maledetta. Poco centrano però macumbe, fato o casualità, è tutto frutto di scelte sbagliate. Anche se che la Fiorentina fosse ultimissima all'alba del 2026 non se l'aspettava nessuno, ovviamente. Tant'è, compito di Paratici e Goretti sarà quello di sfoltire e poi inserire linfa nuova. Qualità, sì, ma soprattutto voglia di lottare, capacità di reggere le pressioni. Negli ultimi anni mai la Fiorentina aveva vissuto situazioni simili, anche se nelle prime stagioni di Commisso le sessioni invernali di mercato erano servite per aggiungere forze per la salvezza.

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GLI ULTIMI ANNI. Lo scorso gennaio, con la Fiorentina in corsa per l'alta classifica, arrivarono Zaniolo, Folorunsho, Fagioli, Ndour e Pablo Marì, più un Valentini passato in fretta al Verona. Sembravano innesti funzionali per Palladino, che però cambiò modulo poche settimane dopo la fine del mercato. Così Zaniolo si ritrovò spesso a fare la prima punta, Folorunsho l'esterno, mentre Marì non si è certo rivelato l'usato sicuro che tutti speravano. Mentre Fagioli ha alternato ottime prove a lunghi passaggi a vuoto, così come del resto un giovane come Ndour. Il tutto a fronte delle cessioni di Quarta, Kayode, Ikoné, Kouame e Sottil. L'anno prima a Italiano serviva (stranamente...) una punta, oltre ad un esterno fortemente richiesto. Ma arrivarono solo Belotti e Faraoni, al posto di Mina e Brekalo in uscita. Poche tracce, soprattutto dal Gallo tutti si aspettavano di più. A gennaio 2023, invece, ecco Brekalo e Sirigu, fuori Maleh, Zurkowski e Gollini.

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VLAHOVIC, KOKORIN E CUTRONE. Il gennaio 2022 è invece da ricordare per una delle cessioni più discusse (e discutibili) della storia viola. Quella di Dusan Vlahovic alla Juventus per 80 milioni, con la Fiorentina in corsa per la Champions proprio con i bianconeri. Al suo posto arrivò Cabral per 15 milioni, più Ikoné per altri 15, mentre Piatek era già arrivato in prestito. I primi due inverni di Commisso grandi spese e poca resa: indicativi i 4,5 milioni spesi a gennaio 2021 per il buon Kokorin, con ricco contratto per il russo (arrivarono anche Malcuit e Rosati, con le partenze di Pedro, Lirola e Duncan – gli ultimi due in prestito). Mentre a gennaio 2020, oltre all'investimento anticipato da 20 milioni per Amrabat, arrivarono per oltre 30 milioni (tra prestiti e riscatti) Duncan, Kouame e Igor, più Cutrone in prestito oneroso per curare il mal di gol di Iachini.

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DA MURIEL BENALOUANE. Ancora indietro, l'ultimo gennaio dei Della Valle (2019) ecco uno dei migliori colpi invernali: Luis Muriel. Impatto devastante, peccato che con il passaggio di società in estate nessuno abbia pensato di riscattarlo. Le ultime spese della passata gestione furono invece per Zurkowski e Rasmussen (olte 11 milioni, mica pochi). A gennaio 2018 dentro Falcinelli e Dabo, fuori Babacar e Carlos Sanchez: poche gioie. Mentre nel 2017 Corvino prese Saponara e Sportiello, dando via Zarate e il mitologico Toledo (chi se lo ricorda?). Siamo all'inverno 2016, un altro passato alla storia viola: Paulo Sousa tornato primo in classifica, c'è bisogno da mesi di un difensore centrale di livello... e arriva Benalouane. Con lui Pradè porta Tino Costa, Kone, il buon Schetino, oltre a Zarate e Tello che almeno qualche contributo lo dettero. In uscita Yakovenko, Verdù, Mario Suarez e Matos.

DA SALAH-CUADRADO A MATRI. A gennaio 2015 in assoluto il miglior colpo in entrata dal ritorno in Serie A. A Firenze arriva Momo Salah (nell'affare Cuadrado-Chelsea, 31 milioni ai viola). Un impatto travolgente, da sogno, per l'ultima Fiorentina del primo triennio Montella. Con lui Rosati, Rosi, ma anche Gilardino e Diamanti: tante intuizioni giuste. Peccato che anche per Salah, tra scritture private e tribunali, nessuno abbia fatto qualcosa di concreto per tenerlo a Firenze. L'anno prima Montella chiedeva una prima punta, arrivò Matri: non rispettò le attese e le aspettative. Così come Anderson, ex Manchester United, mentre dietro arrivò Modibo Diakité. Le operazioni più intelligenti furono in uscita, con i prestiti giusti di Marcos Alonso al Sunderland e Matias Vecino al Cagliari che riconsegnarono poi due protagonisti per gli anni successivi. Nel primo inverno in viola Pradè portò invece Giuseppe Rossi (da infortunato), oltre allo stesso Vecino, Wolski, Compper (buon gregario), Sissoko e Larrondo.

DA PAZZINI AD AMAURI. Nel primo ciclo Corvino si ricordano invece Amauri nel 2012 (via Gilardino e il Tanque Silva), Neto e Behrami nel 2011, ma anche Ljajic, Bolatti, Felipe e Keirrison nel 2010, l'inverno in cui c'era da rinforzarsi per la Champions. E poi Bonazzoli nel 2009 (via Pazzini e Osvaldo in quel gennaio), Papa Waigo, Da Costa e Cacia nel 2008, Kuzmanovic nel 2007, Kroldrup, Jimenez e Lobont nel 2006, Bojinov, Pazzini e Donadel quando c'era da salvarsi dopo il ritorno in A nel 2005.


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