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Sinfonia viola, palleggio in faccia al Napoli. Finisce in 'mattanza'

Già i 90' lo avevano certificato, ma ci vogliono i supplementari per dimostrare la superiorità della Fiorentina al Maradona

La manona che s’allunga in una notte tutta viola è il poster d’una partita strana, persino pazza, che ha bisogno di 120' (a cui vanno aggiunti i vari recuperi) per certificare ciò che in 90' è già stato chiarissimo: i quarti di finale della Coppa Italia sono della Fiorentina, meritatamente, che va a conquistarseli andando a palleggiare in faccia al Napoli, facendogli del male spesso e ripetutamente, mettendolo a disagio esibendo un calcio anche sfacciato, infischiandosene della sua ora in dieci uomini, certo più lunga della mezz’ora o poco più in cui Spalletti s’è ritrovato in nove.

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E quando calano le ombre, e quel mucchio d’uomini si lascia andare, travolto dall’umanissima euforia d’un 5-2 al “Maradona” che a modo suo sa d'impresa da raccontare i bambini, non c’è un filo d’esagerazione tra le pieghe della notte.

Così scrive Il Corriere dello Sport - Stadio.

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SEMPRE AVANTI. Finisce in “mattanza”, per vari motivi, e ci sono (probabilmente) due supplementari di troppo, che Italiano dimenticherà ma che scatenano la sua comprensibile ira quando Ayroldi, completamente ignaro del vantaggio, e sull’1-2, ferma Ikoné a campo aperto, ormai lanciato verso Meret, per espellere Fabian Ruiz.

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Sono già successe molte cose, fino a quel momento, e le ha disegnate quasi sempre la Fiorentina, subito avanti (42’) con una giocata di Vlahovic da urlo - torsione su Tuanzebe, girata di sinistro devastante - e tacitato per un attimo da un sontuoso pallonetto di Mertens (44’), però la partita - tranne l’avvio - è guidata dall'esuberanza d’una squadra alla quale Italiano ha chiesto non solo di dimenticare Torino ma di farlo con personalità.

L’ispirazione del Napoli, che è di Lobotka ed a tratti di Demme, viene sovrastata da quella di Torreira, dall’inventiva di Saponara. La Fiorentina vede “rosso” con l'espulsione di Dragowski, ha un uomo in meno ma evade subito dagli incubi.

BRIVIDI.  In dieci si gioca meglio, raccontava Liedholm credendoci fino a un certo punto (probabilmente), e per non dissacrare la filosofia del Barone, la Fiorentina ci va a petto in fuori: passa subito (12' st) con un sinistro a giro di Biraghi, che con Venuti si impadronisce delle fasce, e resiste, spreca con Gonzalez, scova in Maleh il suo uomo in più, gradisce il sacrificio di un indiavolato Torreira e le inaspettate pause del Napoli che c’è ma solo a tratti, quasi mai lucidamente.

La panchina, che dovrebbe essere energia, si rivela - invece - il boomerang di Spalletti: Lozano e Fabian Ruiz si prendono due rossi.

SUPPLEMENTARI. La “prodezza” di Ayroldi (nel fermare Ikoné per espellere lo spagnolo) è sale sulla ferita della Fiorentina, che sta ancora urlando alla luna per quel contropiede stracciato senza un briciolo di buon senso quando Petagna (50’) fa 2-2 dopo che Nastasic ha calciato al vento.

La Fiorentina, con un uomo in più ai supplementari, si affida al giro: sposta gli avversari, si apre le irruzioni dall’altra parte, se ne va con Venuti e poi, quando ormai il “nemico” è definitivamente sparito, consente a Piatek l’onere dell’esecuzione e a Maleh d’ergersi a protagonista, di sfondare, di dare un senso ad una serata avvolta in una felicità quasi estrema: 5-2 a Napoli, come se fosse Natale, per presentarsi elegantemente dinnanzi ad una Dea.


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