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Sei anni dopo, la fine del Pradè bis. Le finali perse, gli allenatori cambiati e una contestazione che lo ha segnato

Il ds romano lascia la Fiorentina in modo definitivo. Dal ritorno con Commisso alla contestazione degli ultras: il suo percorso degli ultimi sei anni

Sei anni e spiccioli dopo è finita davvero. Daniele Pradè non è più il direttore sportivo della Fiorentina. Lo ha comunicato lui stesso stamani alla squadra, ufficiosamente per dare un segnale forte in vista di un match delicato come quello di domani contro il Lecce.

Finisce così il Pradè bis, cominciato nel giugno del 2019 per volontà di Rocco Commisso che decise di affiancarlo a Joe Barone per gettare le basi della sua nuova Fiorentina. Ben presto è rimasto però all'ombra del direttore generale, che con il passare delle stagioni ha assunto via via sempre maggior peso anche nelle scelte tecniche.

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Dopo la morte del dg, nel marzo del 2024, ha ripreso una certa autonomia. Ha scelto Raffaele Palladino per il dopo Italiano, poi ha riportato a Firenze Stefano Pioli dopo le dimissioni estive dell'ex tecnico del Monza. Sulla sua personale stagione pesano i 93 milioni di euro spesi nel mercato estivo, che fin qui non hanno dato i frutti sperati e una contestazione mirata da parte degli ultras che lo ha toccato profondamente nei mesi scorsi.

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STAGIONI BUIE. Stagioni difficili le prime dopo il ritorno. L'addio di Montella nel dicembre del 2019 (eredità della gestione Della Valle) e l'arrivo di Beppe Iachini. Prima un decimo posto, poi un tredicesimo l'anno successivo con 40 punti.

In mezzo la pandemia del Covid-19. L'arrivo di Vincenzo Italiano (brevissima, nemmeno iniziata, la parentesi Gattuso) ha dato il via a un percorso di livello superiore. La cessione di Vlahovic nel gennaio del primo anno, con la Fiorentina in lotta per la Champions, scalfì in parte l'ambizione di quella squadra che comunque riuscì a tornare in Europa per la strada della Conference.

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E proprio quel percorso poteva cambiare la storia del rapporto tra Pradè e i tifosi viola. Due finale perse in Europa, una in Coppa Italia. Macchie che restano, nonostante il percorso. Anche solo un trofeo avrebbe cambiato storia e percezione.

MESI SBAGLIATI. La morte di Barone, l'addio di Italiano arrivato alla fine di un percorso e l'arrivo di Palladino. Voluto dal ds romano, ma a lungo andare qualcosa si è rotto. Un rapporto umano che non è mai decollato e non è un mistero che Palladino si sia dimesso a causa di una frattura insanabile con lo stesso Pradè.

L'estate appena trascorsa doveva essere quella del rilancio dopo la contestazione della Fiesole al termine della scorsa stagione. La scelta di un tecnico come Pioli sembrava una garanzia per ripartire tutti insieme. Così come i tanti milioni spesi sul mercato e la fiducia di Commisso.

In realtà negli ultimi mesi non ha funzionato niente. O poco. Il penultimo posto in classifica e le zero vittorie in campionato hanno alzato il tono della contestazione anche e soprattutto nei suoi confronti. Se ne va alla vigilia di una sfida da vita o morte, come l'ha definita lui stesso mercoledì sera.

Stavolta è finita davvero.


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