Nazionale verso Ranieri, la Viola aspetta Pioli. Il suo calcio basato su esterni forti: necessari investimenti e idee
Pioli ha spesso giocato con esterni di gamba e qualità: da Leao a Perisic, da Felipe Anderson a Chiesa. Ma ora in viola non ce ne sono
Sembra allontanarsi il rischio-beffa per la Fiorentina. Il ribaltone Nazionale, con il clamoroso esonero di Spalletti (per modi e tempi), aveva portato in ballo la candidatura di Stefano Pioli per il futuro azzurro. Candidatura ancora non tramontata, evidentemente, ma il tecnico ancora legato da un contratto con l'Al-Nassr resta la seconda scelta per la Federazione.
Il preferito di Gravina, fin da subito, è stato Claudio Ranieri, legato però alla Roma e soprattutto ai Friedkin. Dopo ore di riflessioni da Roma filtra sempre più la possibilità di apertura al doppio ruolo per Sir Claudio, con la missione Mondiale come una sorta di 'chiamata alle armi' da parte della patria.
L'ex allenatore anche dei viola da una parte non vorrebbe lasciare il suo compito come consulente della proprietà americana giallorossa, dall'altra ha sempre sottolineato come la chiamata di una Nazionale - soprattutto quella italiana - potesse rappresentare la chiusura perfetta del cerchio della sua carriera da tecnico.
IL PRESCELTO. Per la Figc il doppio ruolo non sarebbe un problema, anche i Friedkin stanno andando in questa direzione. Un bene anche per la Fiorentina, che può aspettare con più serenità (anche se a livello di tempistiche questa attesa non è il massimo...) che si sblocchi la situazione di Pioli.
Ormai il prescelto da giorni (le alternative non convincono per diversi motivi), con contatti continui tra le parti e una sorta di parola che avrebbe già dato il tecnico alla società gigliata. E se c'è ancora da capire in che tempi si potrà arrivare a dama, stando gli inghippi fiscali e burocratici e un contratto ancora da risolvere con gli arabi, c'è da chiedersi anche che Fiorentina troverà (troverebbe) Stefano Pioli al suo ritorno.
Con tanti punti interrogativi e qualche certezza. CAMBIO DI MODULO. Raffaele Palladino aveva modellato la sua Fiorentina attorno al 3-5-2 da gennaio in poi. Conseguenza anche di un mercato invernale (condiviso con la società) che aveva visto partire anche i pochi esterni offensivi che c'erano, ovvero Ikoné, Sottil e volendo Kouame.
Con il probabile arrivo a Firenze di Stefano Piolici sarà da cambiare parecchio proprio sulle corsie esterne offensive. Un allenatore, Pioli, che nell'ultimo decennio ha giocato quasi sempre con il 4-2-3-1, con il 4-3-3, con il 4-4-2.
Praticamente mai la difesa a tre, se non in caso di necessità. Le ultime volte che ha giocato a tre in maniera più sistematica risalgono ai tempi di Bologna,più di 11 anni fa. ESTERNI FORTI. Nei moduli sopra citati, Pioli contava molto sulla qualità, l'imprevedibilità, l'estro e la capacità in zona gol di esterni forti.
Di gamba e per capacità tecniche. Basta guardare al suo Milan, con Leao e i vari Suso, Brahim Diaz, ma anche Castillejo e Saelemaekers che erano importanti nel suo calcio. Ma anche all'Al-Nassr ha avuto giocatori come Mane e il brasiliano Angelo, all'Inter puntava su Perisic e Candreva, alla Lazio sullo stesso Candreva e su Felipe Anderson.
Anche nel biennio (scarso) alla Fiorentina il leitmotiv era simile, anche se il materiale un po' meno di qualità: a parte Chiesa, centralissimo in quella Fiorentina con 18 gol e 12 assist da esterno con il tecnico parmigiano, giravano i vari Mirallas, Pjaca, Eysseric, un giovane Sottil più un Thereau adattato ma che fu prezioso nel suo primo anno a Firenze.
IDEE E INVESTIMENTI. Che situazione troverebbe però alla Fiorentina Pioli? Molto 'magra' da questo punto di vista. Perché appunto di esterni veri in rosa ne avrebbe pochi. Sottil di ritorno dal prestito al Milan ma anche reduce da tanti anni tra alti (pochi) e bassi, Ikoné se non verrà riscattato dal Como (ma con tutti i limiti che ben conosciamo), Brekalo di ritorno dal Kasimpasa (idem come prima, o peggio).
Magari il giovane Fortini, che si sta imponendo però come esterno a tutta fascia, sarebbe da inventare come ala offensiva. Insomma, poco o niente. Difficile per esempio pensare che Gudmundsson possa essere riscattato per fare l'esterno (andrebbe semmai messo al centro in un ipotetico 4-2-3-1), mentre servirebbero idee ed investimenti per rinforzare il pacchetto esterni.
Una delle priorità di mercato in caso di matrimonio tra la Fiorentina e Pioli. DIETRO E IN MEZZO. E il resto? Numericamente in difesa, davanti al confermato (e che conferma!) De Gea, c'è abbondanza tra Ranieri, Pablo Marì, Pongracic e Comuzzo, più il rientrante Valentini e volendo Moreno.
Gosens è stato riscattato a sinistra, è stato un leader vero nell'ultima stagione, ma occhio alla Roma di Gasperini (e a un ruolo da terzino basso che lo farebbe essere un po' adattato e depotenziato). A destra Dodo è un mezzo rebus tra il pressing delle big, un contratto in scadenza tra due anni e l'ultima teorica finestra di mercato per monetizzare.
C'è Parisi che piace alla Lazio di Sarri, c'è Fortini da proteggere e valorizzare. In mezzo al campo il nuovo allenatore avrà già materiale, tra Fagioli, Mandragora, Richardson, Ndour, c'è da decidere su Cataldi, più due giovani di rientro come Amatucci e Bianco da poter valutare almeno in ritiro.
DAVANTI. Anche se i grossi punti interrogativi sono soprattutto davanti. Per la clausola di Kean e per il riscatto di Gudmundsson. Anche Beltran non è sicurissimo di restare, ma è evidente come soprattutto le scelte di (e su) Moise e Albert incideranno parecchio sulla fisionomia della prossima Fiorentina.
Poi ci sono tutti quei rientri dai prestiti, giocatori bocciati un anno fa: Nzola, Brekalo, Barak, Infantino, Sabiri, Kouame (infortunato al ginocchio), Christensen. Mentre attenzione a Biraghi: il Torino vuole riscattarlo, lui è sempre legatissimo a Firenze così come a Pioli.
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