L'ultimo tabù da sfatare sulla via della maturità e dell'Europa
Con un’identità chiara e un baricentro alto, la Viola cerca il colpo decisivo contro le rivali di bassa classifica per coronare la rincorsa europea
L’ultimo lungo atto del campionato. Sei squadre racchiuse in pochi punti, coinvolte in incroci, scontri diretti, trasferte tranello, duplici impegni e pochi calcoli da sviluppare. Sarà un arrivo al fotofinish quello che riguarderà, in classifica, anche la Fiorentina.
La squadra di Raffaele Palladino è uscita rinvigorita e confortata dalla serie di curve ad alta intensità con Napoli, Juventus, Atalanta e Milan. Tornanti che avrebbero potuto sbattere fuori i viola dal gruppo che conta e che invece, risultati e soprattutto prestazioni alla mano, potrebbero dare la spinta decisiva per arrivare davanti alla concorrenza con l’allungo di slancio dove la differenza la faranno la continuità e la pazienza.
Intesa, quest’ultima, come capacità di saper attendere, soffrire, capire quale sia il momento opportuno per affondare e quale, invece, quello in cui difendersi o gestire.
Sfatare l'ultimo tabù della stagione
Tutto è ancora aperto, per qualsiasi piazzamento. E per mettere la testa avanti, e dunque diventare finalmente matura, la Fiorentina dovrà sfatare il suo tabù: vincere contro quelle squadre che sono dietro in classifica e che lottano per altri obiettivi.
Parma, Cagliari, Empoli, Venezia e Udinese. È in queste gare che i viola sono chiamati a raccogliere il massimo dei punti, a capitalizzare così quanto perduto nel girone d’andata. Un ultimo (grande) step per compiere lo scatto decisivo e puntare al massimo degli obiettivi in palio.
Nel mezzo le sfide alla Roma (all’Olimpico) e al Bologna (in casa) che chiaramente avranno il loro peso. Ma quelle cinque partite citate sopra, coi loro 15 punti in palio, sono troppo importanti. Palladino ci arriva con una squadra che adesso può definirsi pronta.
Sotto il profilo del modulo, del gioco, degli interpreti. Certo, nelle rotazioni qualcuno potrà alternarsi: Comuzzo, Adli e Folorunsho, per esempio, potrebbero salire in cattedra da qui al termine della stagione visti anche gli impegni di Conference.
Baricentro alto, senza paura
Ma la squadra viola adesso viaggia: ha trovato la sua identità, il suo gioco, la sua capacità di tenere alto il baricentro senza doversi per forza abbassare e ripartire in contropiede. Le sfide con Juventus, Atalanta e Milan ne sono un palese esempio.
Un salto di livello dal punto di vista mentale e caratteriale non banale. È stato Palladino stesso, dopo il pari coi rossoneri, a svelare che a fine primo tempo dopo un confronto coi giocatori negli spogliatoi avevano deciso di tenere alto il baricentro e di continuare a mettere pressione agli avversari senza ripetere quanto accaduto in altre gare.
Come a Roma contro la Lazio, quando dopo un gran primo tempo i viola si abbassarono pericolosamente a protezione della vittoria. Una squadra che dunque si sente più sicura, più in fiducia, che rispetta gli avversari ma non teme nessuno.
La crescita attesa, al punto giusto.
Rinnovi, clausole, riscatti: tutto al momento opportuno
Perché adesso arriva il bello. Con questo spirito, e con i giocatori che brillano di condizione fisica e mentale, tutto è possibile. In Conference, dove da giovedì si tornerà a fare sul serio per staccare il pass delle semifinali e il tecnico seppur in una calcolata rotazione difficilmente stravolgerà gli undici iniziali come accaduto a inizio stagione in Europa.
E in campionato, dove gare come quella col Parma di domenica prossima al Franchi dovranno essere affrontate con la stessa determinazione e fame delle ultime quattro. È qui che si testa il grado di maturità di un gruppo. Da De Gea a Dodo, da Fagioli a Gudmundsson arrivando al bomber Kean.
Non è questo il momento di discutere dei riscatti, delle clausole, dei rinnovi o dei prolungamenti. Il finale di stagione, e la possibile gradazione europea che verrà raggiunta, saranno determinanti per tutti. A giudicare da come sta giocando la Fiorentina, è lecito prevedere che nel patto siglato tra tecnico e giocatori all’interno dello spogliatoio non sia stato messo in palio il risultato più grande e desiderabile.
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