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L'ennesimo capitolo della guerra tra Fiorentina e Vlahovic. Sembra un déjà vu, speriamo finisca come a ottobre

La Fiorentina, stavolta con Barone, torna ad attaccare Vlahovic e Ristic. Sebbene stavolta abbia iniziato il ragazzo, la strategia comunicativa continua a lasciare perplessità

Ci risiamo. Dopo un periodo in cui le acque sembravano essersi calmate, è riesploso il caso Vlahovic. Un caso che non si era mai risolto, ma che stava scivolando leggermente sottotraccia grazie alla raffica di gol dell’attaccante serbo.

L’intervista di ieri concessa da Dusan ai media serbi ha riacceso le ostilità anche pubblicamente, mentre nella sfera privata non se n’erano mai andate. Un’intervista che nelle intenzioni voleva essere distensiva e che invece ha fatto infuriare la Fiorentina, nel momento in cui Vlahovic risponde con una frase di circostanza (“mai dire mai") alla domanda su un possibile compromesso tra lui e Commisso.

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Uno spiraglio di speranza prontamente smentito da Joe Barone in quella che doveva essere solo la conferenza di presentazione di Ikoné e che invece si è trasformata nell’ennesimo capitolo della guerra tra la società gigliata e il giocatore e il suo entourage.

LE RAGIONI DELLA SOCIETÀ. Sembra un loop che si ripete, ma occorre ribadire nuovamente quanto affermato qualche mese fa, quando fu Commisso a ‘esplodere’: la Fiorentina ha ragione in merito alla questione. Ha ragione nel sentirsi profondamente infastidita dall’atteggiamento di DarkoRistic, agente di Vlahovic.

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Nel denunciare la poca riconoscenza dell'ex Partizan nei confronti di una società che lo ha coccolato e difeso anche quando le sue prestazioni sul campo erano lontane dal raggiungere la sufficienza. Ha ragione quando indirettamente dà dell’incoerente al serbo, visto che a Moena ai tifosi diceva di voler firmare il rinnovo.

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E ha ragione a infastidirsi per un’intervista in cui si danno anche solo minuscole false speranze ai tifosi - oltretutto, Barone ci ha rivelato che l’intervista non era stata nemmeno autorizzata dalla società -. L'INTERVISTA.

Tuttavia, chi scrive si è mostrato molto perplesso dalla strategia comunicativa attuata a ottobre da Commisso. Perciò, non può che essere altrettanto scettico sullo sfogo di Barone. A onor del vero, la miccia stavolta è stata accesa dal giocatore: nella sua attuale condizione, Dusan poteva risparmiarsi di rilasciare qualsivoglia intervista.

Se la concedi, è probabile che ti si domandi di Commisso e del tuo futuro. E anche se rispondi con una frase di circostanza, crei ambiguità in una vicenda in cui, per volontà della Fiorentina, era già tutto abbastanza chiaro: Vlahovic non rinnoverà e andrà via.

IL SOLITO RISCHIO. La società ha il diritto di non illudere i tifosi? Certo. Ma Barone non usa la diplomazia: non si limita a smentire le parole del serbo, ribadendo che la situazione è la stessa di mesi fa, bensì attacca nuovamente.

E nei fatti ha ragione, lo si ribadisce per l’ennesima volta. Quel che lascia perplessi è lo stile comunicativo ‘all’attacco’, che provoca tanti applausi ma rischia nuovamente di destabilizzare un gruppo squadra che va alla grande.

A ottobre questa destabilizzazione non si verificò, anche se nella gara contro Cagliari ci si andò molto vicini (coi fischi dello stadio e il rigore poi realizzato da Biraghi). La verità è che Vlahovic, dopo quel momento di difficoltà, ha dimostrato di avere le spalle larghissime.

Di non soffrire affatto la situazione, segnando una valanga di gol (a cominciare proprio dalla punizione coi sardi). Ora si getta nuovamente benzina sul fuoco quando il rapporto tra Vlahovic e la tifoseria, ormai rotto, sembrava trascinarsi alla fine senza particolari polemiche, viste le prestazioni del ragazzo.

STESSO MESSAGGIO. Il punto che lascia perplessi è la motivazione: cosa guadagna la Fiorentina ad attaccare nuovamente il proprio miglior giocatore? Sportivamente parlando, come detto, è solo un grande rischio: si fa nuovamente polemica mentre la squadra gira bene e il ragazzo sta giocando divinamente.

Dal punto di vista dei contenuti, a parte la sacrosanta precisazione sull'intervista non autorizzata e sulle parole fuorvianti, le parole di Barone inseriscono nuovi aneddoti alla vicenda che rafforzano la tesi ma non aggiungono niente di nuovo rispetto al messaggio fatto passare da Commisso in ottobre.

STESSA POPOLARITÀ. L’unico ambito in cui la Fiorentina ci guadagna è quello della popolarità. Questo perché ovviamente i tifosi stanno dalla parte della società. Ed è normale sia così, perché nei fatti la società ha ragione. La scelta della totale trasparenza porta a fare della Fiorentina la figura della vittima, in un sistema più grande di lei che la costringe a sottostare alle regole di un ragazzino di 21 anni e del suo entourage.

Barone afferma infatti che la Fiorentina non vuole essere ostaggio della situazione, invece è proprio così. Non per responsabilità proprie ma a causa delle ormai arcinote dinamiche del calcio contemporaneo. Non si vuole affermare che la trasparenza sia sbagliata, ma che si tratti di una strategia rischiosa nelle tempistiche, visto che c’è un intero girone di ritorno da affrontare.

IL FUTURO. Che succederà adesso? Innanzi tutto, Vlahovicnon ha alcuna intenzione di andar via a gennaio. È l’unica cosa chiarissima emersa dalla sua intervista. Così come sembra abbastanza chiaro che la soluzione prediletta per la Fiorentina fosse proprio la cessione in questo mercato invernale, per incassare il più possibile dal suo cartellino e liberarsi al più presto di una situazione che provoca enorme fastidio alla società.

Barone ha paventato l’idea che il suo manager voglia portare l'ex Partizan a scadenza di contratto nel 2023, ma l’ipotesi più probabile resta quella della cessione in estate. L'immagine del ragazzo non può che peggiorare ulteriormente agli occhi dei tifosi viola.

Se l'è cercata e non poco. Tuttavia, anche stavolta auspichiamo che, per il bene della Fiorentina, si ripeta quanto accaduto a ottobre. Con un Vlahovic in grado di non risentire affatto sul rettangolo verde del terremoto mediatico che lo circonda e continuerà a circondarlo.


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