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Fiorentina, giorni verità. Terremoto Pradè, ma ora conta soprattutto battere il Lecce

Clima teso al Franchi dopo gli striscioni di contestazione che hanno tappezzato la città. Alle 15 la sfida al Lecce da vincere a ogni costo

La giornata che ha cambiato la storia recente della Fiorentina è destinata a rimanere cerchiata di rosso. Come del resto sarà quella di oggi. Il terremoto viola innescato dalle dimissioni di Daniele Pradè (accettate da Rocco Commisso) potrebbe anche essere soltanto all'inizio.

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Molto, se non tutto, sul piano tecnico dipenderà da quel che accadrà oggi al Franchi, dove è atteso il Lecce per quella che è diventata la partita simbolo del momento della Fiorentina. Alla decima giornata senza ancora una vittoria, entrata nella storia dalla parte sbagliata nell'anno che porta al centenario del club.

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Basta questo per caricare oltremodo di aspettative una partita che, nella normalità delle cose, sarebbe stata soltanto una delle tante da vincere. Ma per la Fiorentina adesso rappresenta molto altro. Una questione di vita o di morte, per tornare alle parole di Pradè nel post partita di San Siro.

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Intanto per muovere una classifica che mette i brividi, poi perché dopo l'addio del ds romano c'è da capire quel che ne sarà di Stefano Pioli. Al quale non basterà un'eventuale vittoria oggi, ma con i tre punti potrebbe almeno giocarsi qualche carta in più tra Mainz e soprattutto Genoa, fresco di esonero di Vieira (al suo posto per adesso la coppia Criscito-Murgita).

Per quanto riguarda il dopo Pradè, la Fiorentina fa sapere di volersi prendere il tempo giusto per non sbagliare scelta. Dunque non accadrà niente su questo fronte prima di qualche giorno. Oggi la concentrazione totale andrà alla partita, da domani saranno vagliate ipotesi e soluzioni.

Vedremo che tipo di figura vorrà scegliere la Fiorentina. Se un direttore sportivo puro, in questo senso il nome potrebbe anche essere quello di Giuntoli. Se invece si andrà verso una figura diversa, più sullo stile di un direttore generale, la figura da preferire potrebbe essere quella di un dirigente come Paolo Maldini.

Discorsi comunque ancora prematuri. Per quanto riguarda il campo, Pioli si giocherà la partita verità con una squadra un po' diversa rispetto a quella che ha perso a San Siro contro l'Inter. In difesa torneranno Pongracic e Ranieri a completare il reparto con Pablo Marì.

Dodo agirà sulla destra, sulla corsia opposta dovrebbe essere Fortini a spuntarla su Parisi. In mezzo al campo riprenderà il suo posto Nicolussi Caviglia, con Mandragora e Ndour nel ruolo di mezzali. Dubbio in attacco, dove Kean è sicuro di una maglia da titolare, Gudmundsson molto meno.

L'islandese resta in vantaggio sulla concorrenza, ma una speranza la conservano anche Dzeko e Piccoli. Attesi al momento al Franchi circa 18.000 spettatori.


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