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Dal ‘vivacchiare’ al “Mercato? che dovevamo fare di più?” fino al “Non so come risolvere questa situazione”. L’arrendevolezza preoccupa, ancor più dell’errore di un singolo

Dal ‘vivacchiare’ di Commisso al “mercato? che dovevamo fare di più?” fino al “non so come risolvere questa situazione” di Italiano. L’arrendevolezza preoccupa, ancor più dell’errore di un singolo

TUNNEL. Non si intravede alcuna luce in fondo al tunnel in cui sembra essere piombata la Fiorentina. Anzi, col passare delle gare il buio aumenta. Non ci sono miglioramenti, né collettivi né individuali. Il gioco latita, il ritmo è lento e la manovra costantemente prevedibile, mentre si ripetono errori singoli grossolani ai limiti dell’imbarazzante che permettono ad avversari di basso o inesistente rango di avere la meglio col minimo sforzo di una Fiorentina che sembra non sapere che pesci prendere.

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ROTTA. Se Gollini non avesse commesso una serie di errori decisivi in Turchia… Se Igor non avesse regalato palla a Barrow… Se, se, se… La Fiorentina avrebbe comunque fatto poco e niente. Forse sarebbe anche riuscita ad uscire coi tre punti a Bologna o con un pari a Istanbul, ma sarebbe cambiato qualcosa?

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Ciò che preoccupa, infatti, non è il singolo risultato in sé, ma la rotta che questa Fiorentina ha intrapreso. Le gare con Udinese, Empoli, Basaksehir e Bologna sembrano essere tutte uguali, con quel senso di non pericolosità che si perpetra e un’arrendevolezza che porta i viola a sparire dal campo alla prima difficoltà.

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E quando la Fiorentina fa belle prestazioni, come con la Juve, col Napoli e nel primo tempo col Twente, palesa i soliti limiti che ormai sembrano essere diventati cronici. ALIBI E ATTENUANTI. Chiaro che con una rosa al completo sarebbe stata tutt’altra Fiorentina.

A questa squadra mancano la fantasia e l’imprevedibilità di Nico Gonzalez, la solidità della coppia Milenkovic-Igor, la spinta di Dodo, la brillantezza e l’incisività del miglior Bonaventura. Alibi e attenuanti ce ne sono in quantità ma…soprattutto manca l’anima che l’anno scorsoaveva fatto le fortune della Fiorentina.

Basti ripensare alla gara col Milan, in cui giocarono Benassi terzino, Venuti centrale e Callejon-Saponara esterni. Concentrazione e furore agonistico furono massimi, così come l’applicazione nel riuscire a mettere, pur con una linea difensiva improvvisata e alta, in fuorigioco più e più volte gli avanti rossoneri, futuri campioni d’Italia e reduci da una lunga striscia di imbattibilità.

Oggi, invece, questa Fiorentina dimostra partita dopo partita di poter perdere contro chiunque, e di poter non vincere contro chiunque. L’esatto opposto di quella della passata stagione che, per quanto alternasse garoni a partitacce, dava l’idea di poter vincere contro tutti.

PAURE. Di domande sul perché tutto ciò stia accadendo ce ne sarebbero in quantità. Dalle qualità dei singoli agli schemi tattici fino alle scelte di mercato. Ognuno potrebbe avere un’idea differente, giusta o sbagliata che sia, ma su concetti di mancanza di anima e di squadra in caduta libera non si può non essere tutti d’accordo.

La testa, soprattutto quando non hai in rosa fenomeni, fa sempre la differenza, come ha insegnato la scorsa annata. In una settimana, tuttavia, sono rimbombati concetti come il ‘vivacchiare’ di Commisso, il “mercato? che dovevamo fare di più?” di Pradè fino al “non so come rimediare a questa situazione” di Italiano.

Parole che trasmettono un senso d’arrendevolezza preoccupante, che dovrebbero inquietare ancor di più di un errore di un portiere. Serve subito una scossa, forte. La stagione è iniziata da un mese e si sta complicando. Il tempo per raddrizzare la rotta c’è tutto, ma l’andazzo non promette niente di buono.


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