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Dagli errori s'impara (si dovrebbe). Guai a prendere un tecnico senza esperienza col triplice impegno

La Fiorentina ha fatto 9 punti in 8 gare giocate dopo una sfida diretta di Conference. Palladino come il primo Italiano hanno pagato le difficoltà del triplice impegno

La differenza tra assumere un tecnico d’esperienza e un allenatore giovane dovrebbe ormai essere evidente. Al netto di meriti e demeriti di Palladino, lui come il suo predecessore Italiano hanno avuto un impatto col triplice impegno non dei più semplici.

Basta ripensare a questa stagione, con la Fiorentina che dopo le gare ad eliminazione diretta di Conference League ha raccolto 7 punti in 6 gare perdendo con Napoli, Roma e Venezia, pareggiando col Parma in casa e battendo Juventus e Cagliari.

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Anche l’inizio di stagione, con di mezzo il playoff, fu privo di successi dopo le gare col Puskas, quando arrivarono soltanto pareggi con Venezia e Monza (anche se, in quel caso, gli acquisti in ritardo potrebbero aver inciso).

Escludendo dunque le gare della fase a gironi, la Fiorentina ha ottenuto 9 punti in 8 gare giocate dopo una sfida diretta di Conference. E con una media simile, difficilmente si può ambire all’Europa League. Anche Italiano non fu da subito in grado di prendere le misure col triplice impegno.

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Al netto del ruolino di marcia e dei punti, l’attuale tecnico del Bologna fece moltissima fatica a districarsi col turnover, cambiando da una partita all’altra anche 9-10 giocatori, pagando il tutto in termini di punti. E se Palladino ha chiuso la stagione con il record di punti dell’era Commisso, la Fiorentina rifarà comunque la Conference.

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Certo, non per colpa del tecnico, che forse avrebbe potuto gestire meglio alcune fasi di stagione, dimostrando nei fatti di aver perso quei punti per l’Europa League tra Venezia e almeno una tra Roma, Napoli e Parma, oltre a quelle di inizio anno.

Non sono stati gli unici, neppure i primi. Anche Montella, per quanto quella Fiorentina avesse tutt’altri valori a disposizione e disputasse una competizione europea decisamente superiore alla Conference League, sprecò un sacco di punti sul più bello perdendo gare contro le piccole (qualcuna già retrocessa) per quello che, all’epoca, apparve un eccessivo turnover per gestire le energie nelle coppe.

Punti che, in fin dei conti, costarono la Champions. Fin qui lo ieri - per quanto ci sarebbe da capire se quei risultati negativi arrivati dopo gli impegni europei non siano stati più per ‘colpa’ del tecnico e delle sue scelte, della dirigenza che non ha composto una rosa che permettesse maggiori ed efficaci rotazioni o di chissà quale motivazione -, nell’oggi della Fiorentina c’è di nuovo da scegliere un tecnico che sarà chiamato a districarsi al meglio sul triplice impegno.

La Coppa Italia e la Conference del prossimo anno dovranno essere degli obiettivi raggiungibili per la Fiorentina, oltre ad una lotta in Serie A almeno per l’Europa League, come dichiarato in sala stampa (escludendo i discorsi su Palladino, visto quello che è successo).

Affidarsi ad un tecnico senza troppa esperienza, col rischio che debba ‘imparare’ a gestire il triplice impegno come accaduto anche quest’anno, potrebbe rivelarsi molto controproducente. Cosa che, un’estate fa, andava messa in conto, soprattutto quando la società ha allestito ‘la rosa più forte dell’era Commisso’, ma l’ha affidata ad un tecnico senza esperienza.

Dagli errori si impara. In teoria. Forse.


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