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Condannati a restare sempre ‘tali e quali’. Per il salto di qualità ripassare più avanti

Sembra di essere condannati a restare tali e quali, sempre lì, in zona Conference League, forse, se va bene

La speranza è che la Fiorentina faccia 9 punti nelle prossime ultime 3 gare di questo campionato. La possibilità ci sarebbe, sulla carta. D’altronde, il Venezia non è certo un avversario insormontabile, il Bologna arriverà al Franchi poche ore dopo la finale di Coppa Italia e l’Udinese non ha più niente da chiedere al suo campionato.

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Volendo far finta di nulla potremmo aggrapparci a questo, sperando che un tris di vittorie riporti la Fiorentina nelle prossime competizioni Uefa. Senza sapere, tra l’altro, quale. C’è ancora la possibilità che la squadra viola metta a referto quel ‘miglioramento della stagione precedente’ che per bocca della proprietà è sempre stato l’obiettivo stagionale.

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Come detto, volendo far finta di nulla, accecati dall’amore per i colori viola. Le sensazioni inducono a pensare all’esatto contrario. Già lunedì, contro una squadra che si chiude, che si gioca la permanenza in Serie A, con 120’ nelle gambe e una mazzata nella mente, col rischio che non ci sia Kean, c’è la concreta possibilità che arrivi la pietra tombale sulle residue speranze di un futuro migliore.

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Il rischio che questa annata, con la ‘Fiorentina più forte della gestione Commisso’ (come detto dallo stesso patron viola, bis) diventi un flop è già quasi realtà. Il ko contro il Betis fa male, perché in fin dei conti è stato meritato.

Gli spagnoli vanno in finale, avendo evidenziato grossi limiti ma anche idee, trame di gioco e valori che la Fiorentina non è stata capace di mettere sul campo (sempre che li/le avesse). I miracoli di De Gea, stavolta, non sono bastati.

I cambi non hanno dato niente di positivo ai viola, anzi. Nell’eliminazione dalla Conference della Fiorentina c’è molto della mano di Palladino, in negativo. Col senno del poi è facile sputare sentenze, ma fa parte del gioco.

L’allenatore è lui, le scelte le deve fare lui, sia prima che durante. Gli altri possono solo commentarle dopo. O prima, a seconda che uno si voglia esporre. Resta la speranza, come da premessa, che nei prossimi 270’ la Fiorentina vinca in carrozza e cambi il proprio destino.

Ma il rischio che il salto di qualità debba ancora essere rimandato c’è. E’ ormai concreto, quasi realtà. Andrebbe, inoltre, sottolineato che la Fiorentina è fuori categoria in Conference League. Dovrebbe essere una competizione di passaggio, come lo è stata per i tanti club blasonati che, magari sbagliando una stagione, si sono ritrovati a chiudere a quasi metà classifica accedendo a questa competizione, (magari anche vincendola o comunque arrivando in fondo) ma che poi hanno svoltato.

Ovviamente non il TNS o il LASK Linz, ma i vari Club Brugge, Aston Villa, Bodo/Glimt, Tottenham, Feyenoord, Roma etc etc. Non tutti, ovviamente. Ma anche il Betis, che è arrivato in finale dove probabilmente perderà col Chelsea, l’anno prossimo potrebbe accedere in Champions o sicuramente almeno in Europa League via Liga, mentre la Fiorentina deve sperare di mettersi dietro due squadre su tre che le stanno davanti a quattro punti in 3 giornate (oltre al Bologna).

E potrebbe non bastare, col rischio di rifare ancora un’altra annata di Conference League. Con tutto ciò che ne deriverebbe,la permanenza dei vari De Gea, Kean, Dodo su tutti. Con Palladino in panchina, ovviamente, vista l’opzione esercitata dalla Fiorentina poche ore prima del match col Betis.

Nel computo generale, insomma, sembra di essere condannati a restare tali e quali, sempre lì, in zona Conference League, forse, se va bene. In teoria, anche se a qualcuno potrebbe non piacere, non sarebbe questa la dimensione della Fiorentina.

Ma tant’è. Ai prossimi 270’ la possibilità di cambiare questo scenario.


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