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Burdisso, una risorsa senza autonomia

Focus sul direttore tecnico viola dopo un anno dal suo arrivo a Firenze e tre sessioni di mercato

Estate 2021. La Fiorentina è reduce dalla terza salvezza consecutiva, la seconda della gestione Commisso. Daniele Pradè sceglie Vincenzo Italiano come allenatore dopo la risoluzione con Gattuso e Nicolas Burdisso come direttore tecnico.

Una figura nuova a livello dirigenziale, un uomo di calcio, un profilo con caratteristiche che la piazza aveva spesso segnalato tra le mancanze della società viola sul mercato. “Come responsabile tecnico sono io a dover proporre i nomi e cercare talenti in tutto il mondo.

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Quello dell'area tecnica è un settore che mi piace molto soprattutto in una società come quella gigliata”, queste le parole dell’argentino durante la prima intervista al canale ufficiale. Una delle tre rilasciate dall’ex Roma e Inter dal suo arrivo a Firenze, insieme a quella prima della gara contro il Cosenza di Coppa Italia e l’ultima durante il ritiro di Moena.

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SCOUTING. Ad oltre un anno dal suo arrivo, la realtà appare lontana da quanto aveva dichiarato l’ex manager del Boca Juniors. Il problema dello scouting è rimasto, nonostante i tanti nomi segnalati, soprattutto dal Sudamerica.

Profili ai più sconosciuti, magari con un costo ridotto e con un margine di crescita probabilmente maggiore rispetto a chi è arrivato a Firenze nelle ultime tre sessioni di mercato, che nonostante siano in possesso di un bagaglio di esperienza più ampio, ancora non hanno dimostrato il proprio valore.

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Discorso a parte per Nico Gonzalez, operazione più onerosa della storia viola, ma solo approvato dal dt, visto che i contatti con il suo entourage erano stati avviati da Pradè e Barone nel febbraio 2021. SCELTE. Una risorsa, ma con le mani legate.

Questo è lo status dell’argentino ad oggi. Gira il mondo alla ricerca di nuovi talenti con i suoi collaboratori, salvo poi non ricevere consensi da parte dei vertici. Scelte che ad oggi si sono rivelate sbagliate, nonostante gli incassi delle cessioni di Vlahovic e Chiesa, sostituiti con giocatori reduci da buoni campionati da metà classifica col Verona o col Torino come Barak e Mandragora, ma con poca esperienza a livello internazionale, che vedono nella Fiorentina un punto di arrivo e con pochi margini di crescita visti i 26 anni di entrambi.

Per non parlare poi dell’influenza del super agente Fali Ramadani, protagonista di alcune dinamiche che fanno quanto meno riflettere. Su tutte l’arrivo di Jovic: un’autentica scommessa alla luce del suo recente passato, in un ruolo in cui servivano certezze, visto che appena sei mesi prima erano stati spesi 15 milioni per Cabral, autore di soli 3 gol in 10 mesi.

MODELLI. In vetta alla classifica ci sono Atalanta, Napoli, Udinese, Lazio e Milan. Tutte società che lavorano in silenzio, che cedono ma sanno reinvestire in giovani di belle speranze. Un calcio sostenibile, anche senza infrastrutture, grazie alla competenza.

Qualcosa di simile a quanto fatto proprio da Burdisso nel Boca Juniors, che a parte l’arrivo di De Rossi, aveva saputo creare plusvalenze e reinvestire su giovani che adesso stanno facendo le fortune del club azul y oro. A gennaio serve un cambio rispetto agli ultimi mercati, soprattutto nella strategia.

E sarebbe servito probabilmente anche in estate, quando a Burdisso è stato rinnovato il contratto, ma senza portare a cambiamenti sostanziali. Almeno sin qui.


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