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Bucciantini: «Per salvarsi servono almeno otto vittorie. Dzeko? Ha detto una cosa evidente»

Il noto giornalista a Radio Bruno: «La Fiorentina non riesce a dare un segnale che ci assicuri che stiano cambiando le cose»

 Così Marco Bucciantini ad A Pranzo con il Pentasport di Radio Bruno: «L'Atalanta ha vinto le ultime due partite di Champions, in trasferta. Tutto sommato nell'anno in cui hanno perso Gasperini, che ovviamente significa andare in difficoltà, hanno cambiato ma sono rimasti in una zona di centro classifica. Adesso con Palladino e con questa squadra risalirà la classifica. La Fiorentina non riesce a dare un segnale che ci assicuri che stiano cambiando le cose».

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UN PASSO ALLA VOLTA. «Vanoli ha usato delle parole perfette: dobbiamo fare poche cose ma fatte bene, azione per azione. Un passo alla volta ma fatto bene. Contro l'AEK però ha dilapidato il passo fatto contro la Juventus. In Conference le partite le partite le puoi perdere, tanto alla fase a eliminazione diretta ci arrivi. Però è l'assenza di prestazione che è preoccupante. Giovedì giocava anche il Bologna: ha tirato in porta 35 volte, la Fiorentina sei».

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LA PARTITA DI DOMANI. «La Fiorentina è un mondo a parte rispetto all'Atalanta, siamo al di là dell'incapacità di non esprimersi. E' una squadra che non riesce ancora a dirti cosa vuole essere, a darti qualcosa per farti sperare e capire cosa sta diventando. Contro la Juventus nel secondo tempo era sembrato di vedere la squadra respirare, vivere. Contro le grandi squadre a volte fai anche dei buoni tempi, ma poi i punti sono pochi. Domani abbiamo una grande squadra davanti, che dopo la goleada di mercoledì si sta di nuovo sentendo grande».

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RISULTATO. «Speriamo di vedere qualcosa di positivo, non pensiamo al risultato. Fare risultato a Bergamo è difficilissimo. Al risultato dobbiamo iniziare a pensarci dalla partita dopo. La Fiorentina deve fare otto vittorie per salvarsi, non è scontato».

LE PAROLE DI DZEKO. «Quando uno dice ciò che pensa in modo educato, non sbaglia. Forse in questo momento non era un caso di aprire un fronte nel rapporto con i tifosi. Magari una dichiarazione del genere poteva farla un dirigente. Forse è stata concordata, ma penso che ci sia stato molto istinto dietro. Come accettiamo il diritto dei tifosi a fischiare, dobbiamo accettare anche il diritto dei calciatori a esprimere un'opinione. Ha detto una cosa evidente: in questo momento c'è una distanza forte tra squadra e tifoseria. Una distanza che hanno scavato sia istituzioni, che hanno lasciato la squadra a giocare in un cantiere, che proprietà, che è assente».

 


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