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Ariatti: «Firenze meravigliosa, ma ti schiaccia quando perdi. Mi rivedo nelle parole di Dzeko»

Le parole dell'ex centrocampista viola: «Firenze ti esalta se vinci, ma gestire il peso della maglia non è per tutti. Quando vai in difficoltà l'aria si fa irrespirabile»

Luca Ariatti, ex centrocampista di Fiorentina e Atalanta e oggi procuratore, ha parlato a TuttoAtalanta verso il match di domani: «La Fiorentina è stata il mio trampolino di lancio e la mia scommessa più grande. Lasciai casa mia, la Reggiana, per scendere in Serie C2 con una società appena rinata dal fallimento di Cecchi Gori, sotto la guida dei Della Valle. Mi presi un rischio enorme salendo su un treno che doveva ancora partire, ma mi sono messo in gioco totalmente. Dal primo allenamento ho spinto al massimo, sentivo la fiducia dell'ambiente e crescevo insieme alla squadra. Ritrovarmi capitano in Serie A partendo dal basso è stato un orgoglio incredibile. Per questo Atalanta e Fiorentina sono i club del mio cuore».

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SALVEZZA. L’anno scorso era uno scontro diretto per l’Europa. Oggi rischia di essere una sfida salvezza per i viola. Te lo aspettavi? «Sinceramente no. Io ho vissuto a Firenze una stagione difficile: dopo la scalata dalla C, dovevamo strutturarci per reggere l'urto della A e ci salvammo a fatica con 42 punti, mentre l'Atalanta retrocedeva. Firenze è una piazza meravigliosa, ma quando i risultati non arrivano l'ambiente diventa pesantissimo. Ho letto lo sfogo di Dzeko dopo la sconfitta in Conference contro l’AEK Atene e mi ci sono rivisto: anche nella mia Fiorentina c'erano campioni come Chiellini, Pazzini, Nakata, Miccoli, ma quando vai in difficoltà lì, l’aria si fa irrespirabile».

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CLIMA. Diverso da Bergamo... «Sì, Bergamo nei momenti difficili si compatta in modo naturale. Firenze ha una storia di palcoscenici diversi: ti esalta come poche altre piazze quando vinci, ma ti schiaccia quando perdi. Chi firma per la Fiorentina sa di arrivare in un grandissimo club e si prende la responsabilità di quella maglia, ma gestirne il peso non è da tutti».

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VIOLA. Entrambe hanno cambiato allenatore, ma con esiti opposti. Cosa non va nella Fiorentina? «La Viola sta cercando di guarire, ma le manca quella vittoria "scacciapensieri" che restituisca fiducia, come è successo all'Atalanta con il trionfo di Francoforte. È assurdo vedere una rosa così lunga e ricca di talento ancora a secco di vittorie in campionato, ma questa è la realtà. A questo punto è evidente che ci siano ingranaggi da sistemare. La medicina è una sola: i risultati. Basta anche una vittoria sporca o fortunosa per sbloccarsi. L'Atalanta, però, oggi mi sembra molto più equilibrata e solida nelle difficoltà. Con Palladino può aprire un ciclo importante».

 

PALLADINO. Secondo te a Firenze rimpiangono Palladino? «Non credo. Firenze volta pagina in fretta. È una tifoseria abituata ai cambiamenti di allenatori e giocatori. Per il fiorentino conta solo la maglia viola, al di là di chi siede in panchina».

 

PIU' FORTE. Sulla carta, chi ha la rosa più forte? «La classifica degli ultimi anni parla chiaro: l’Atalanta è stabilmente davanti. Viene da stagioni in Europa e in Champions League, ha un nucleo storico che ha tenuto il livello altissimo e una società che ha saputo reinvestire le cessioni in profili altrettanto forti. In questo momento la Fiorentina deve inseguire per raggiungere quello status».

 

LA PARTITA. Che partita ti aspetti domani? «Sarà uno scontro psicologico: da una parte una squadra preoccupata dalla classifica, dall’altra un’Atalanta rinfrancata dalla notte di Champions. Mi aspetto una Dea tranquilla, propositiva e all’attacco. Con questa serenità mentale, i nerazzurri potrebbero offrire una prestazione di grande qualità».
 

OBIETTIVI. Dove vedi le due squadre a fine campionato? «Auguro il meglio a entrambe, ma gli obiettivi sono diversi. Per questa Fiorentina, realisticamente, l'obiettivo ormai è la salvezza; non vedo spazi per altro. L'Atalanta invece deve puntare all'Europa e può fare strada in Champions. La squadra mi dà l'idea di poter crescere esponenzialmente partita dopo partita».


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