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Alessandro Moggi: «Pradè ds di grandissimo livello, ingiusto che le colpe cadano su di lui. Situazione anomala»

Le parole del noto procuratore: «La rosa della Fiorentina non è da ultimo posto, non è colpa di allenatore e direttore sportivo»

Alessandro Moggi, procuratore che negli anni ha lavorato anche a diverse operazioni con la Fiorentina, ha parlato a Tuttomercatoweb della situazione viola: «Crisi viola? È l'eccezione che conferma la regola. I viola sono un'ottima società, Pradè è un direttore sportivo di grandissimo livello, la proprietà è straordinaria, il direttore generale Ferrari ha un'esperienza importante a livello di società di calcio e poi c'era Pioli. Se in estate fossi stato io il ds e mi avessero chiesto chi avrei preso, avrei fatto due nomi: uno era Gilardino e, qualora non fossi stato in grado di prenderlo, avrei virato su Pioli. È senza dubbio il nome giusto probabilmente, per qualche strano motivo, al momento sbagliato. Per quale motivo non lo so, ma siamo tutti d'accordo che la rosa della Fiorentina non è da ultimo posto, quindi se è 20^ vuol dire che c'è qualcosa di straordinariamente strano e anomalo, non una roba normale. Ma, Pioli a parte, che è un allenatore di grande livello, tutto quello che è la Fiorentina è lo stesso rispetto all'anno scorso quando è arrivata 6^ con 65 punti. Significa che quelli che sono arrivati sesti ci sono ancora, quindi non è colpa dell'allenatore, ma di qualche circostanza. Trovo assolutamente ingiusto che le colpe per l'ambiente devono ricadere su un dirigente di un'esperienza e di una capacità così importante come Pradè».

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Cosa risponde a chi dice che siete uno dei problemi del calcio? «Rispondo che è assolutamente falso. I procuratori sono una risorsa, esistono perché è giusto che esistano come consulenti di parte per quanto riguarda i calciatori. Vengono utilizzati anche dai club per le intermediazioni, aiutano le società molte volte nelle ridefinizione dei contratti. Faccio l'esempio del Covid. Siamo stati parte integrante di una fase in cui c'era bisogno di ridiscutere gli accordi dei giocatori o spostare dei pagamenti che non erano sostenibili in quel momento. La categoria è necessaria, ma non è un male, è un bene. In tutte le categorie che generano intrattenimento è giusto che un professionista abbia chi si occupa della parte economica, esiste in tutti gli sport. Non vedo per quale motivo devono essere demonizzati, i calciatori sono quelli che producono con il loro talento le entrate che il mondo del calcio in senso globale produce. Grazie ai calciatori si fanno gli eventi e si vendono i diritti televisivi, commerciali e di qualsiasi genere. Sento dire spesso che i giocatori sono troppo pagati, falso anche questo. È giusto che siano pagati per quanto producono, ma probabilmente si potrebbe ragionare su una distribuzione differente di quelli che possono essere i salari dei calciatori, relativamente all'entrate dei club. Un calciatore può rappresentare una piccola azienda di se stesso. Andrebbe ridiscussa nel suo insieme la visione del giocatore, non più come un lavoratore dipendente, ma come un'azienda. Potrebbe essere forse la visione del futuro o nel futuro. Le commissioni sono assolutamente parametrate ai costi. Se riduci i costi, riduci le commissioni, non ne esiste una che abbia un peso superiore a quello che è l'affare nel suo complesso. È tutto collegato e giusto».

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Le sessioni di mercato sono troppo lunghe? «Assolutamente sì, è una stortura anche questa. Io farei un mese di mercato di estate e uno di inverno. Potrebbe avere senso fare altri 15, 10, 7 giorni tra l'estate e l'inverno a fine ottobre per riparare a qualche errore o ai troppi infortuni, che sono sempre più frequenti. È successo già ed è incomprensibile perché non si rifaccia, è sul tavolo delle 5 maggiori leghe ridurre la finestra di mercato estiva, ma per qualche motivo, legato soprattutto alla lega spagnola, non si può fare. Quello che si fa il 30 agosto si può fare anche il 30 luglio, non cambia niente. È solamente un temporeggiare, sperando e pensando che si possano ridurre i costi, aspettando che le società debbano poi vendere. Se viene traslato di un mese è la stessa identica cosa».

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